12 Giu 2013
LA DONNA NELL’IMPRESSIONISMO >>
(riverflash) – Il modello femminile, la donna, ebbe un ruolo molto rilevante nei dipinti degli impressionisti. Quasi tutti i modelli di Monet sono figure femminili, non figure erotiche, ma immagini di un mito, quello dell’infanzia perduta, dei grandi giardini su cui svolazzano le gonne ampie della moda dell’epoca, dei parasole che gettano un’ombra colorata sulle macchie di verde.
Con Monet, che arriva sino alle forme prime dell’esistenza e del ciclo della vita, soprattutto nell’ultimo periodo creativo, quello delle ninfee, la donna è quasi l’apparizione di un soffio vitale, una figura eterea che accoglie e rigenera la forza dell’esistere, non c’è nulla di più femminile, in senso proprio, e di meno sensuale delle sue donne che appaiono sul sommo di una collina, in una celebre serie di tele.
Grande scandalo, all’opposto, produsse l’Olympia di Manet, eco di una tradizione che va da Tiziano a Goya , esposta al Salon del 1865 e condannata come oltraggio alla moralità pubblica, una sorta di glorificazione del corpo splendido, idealizzato, quasi deificato nella sua bianchezza, di una meretrice, non di una dea o di una duchessa.
Questa figura, ripresa e variata da Cézanne (1870), da Picasso (1901) , da Dubuffet (1950), dall’artista pop Larry Rivers nel 1970, Olympia rimane una delle tele più celebri del periodo.
Più cauto sarà Toulouse-Lautrec, che espone le sue maisons closes con molta discrezione nel 1896 alla galleria Manzi-Joyant. Il tema della solitudine della donna nella sua intimità ritorna in Degas, sia nella pittura sia nella scultura ma le sue, più che donne vere e proprie, sono adolescenti “promesse di donne”, laddove invece Renoir glorificherà la carne, la pienezza delle forme bagnandole di una luce morbida e colma di colori.
di Lauretta Franchini (AG.RF.12.06.2013)